Nel Mese del vento
a cura di Graziano Menolascina
Il 30 marzo 2025, il PRAC – Centro per l’arte contemporanea ospiterà Nel mese del vento, un’esperienza espositiva unica a cura di Graziano Menolascina. Il collettivo CONDOTTO48 – formato da Verdiana Bove, Francesca Romana Cicia, Emanuele Fasciani, Luca Di Terlizzi e Caterina Sammartino – trasforma gli spazi di Palazzo Liberati in un percorso sensoriale e immersivo, in cui il pubblico viene invitato a varcare la soglia di un mondo altro, fatto di memoria, scoperta e spiritualità.
La mostra esplora il tema del passaggio e della trasformazione attraverso tre installazioni collettive, ciascuna pensata per evocare una diversa dimensione interiore.
Il Portale del Cambiamento
Nella prima sala, un arco fatto di piante, fronde e cardi, incorniciato da due tende bianche in cotone, si apre come un sipario. È un varco simbolico: oltrepassandolo, il visitatore lascia alle spalle ciò che è stato per entrare in una nuova dimensione. L’arco, simbolo ancestrale di transizione e rinascita, accoglie chi è pronto a intraprendere un viaggio dentro e fuori di sé.
Il Filo della Fragilità
Nella seconda installazione, un lungo filo per stendere i panni attraversa lo spazio, con al centro un tessuto bianco di tre metri su cui è ricamata la frase:
“Il motivo per cui gli stormi volteggiano in cielo in queste enormi formazioni ad oggi è sconosciuto.”
Un messaggio sospeso tra il mistero e la quotidianità, che invita a riflettere sulla precarietà dell’esistenza e sulla sensibilità animale, intrecciando il gesto umano di stendere un tessuto con l’inesplicabile danza degli uccelli nel cielo.
Luce e Memoria
L’ultima sala si trasforma in uno spazio meditativo, in cui candele bianche emergono da cumuli di sabbia di fiume, evocando un paesaggio primordiale. Il fuoco delle candele, simbolo della conoscenza e della spiritualità, illumina il percorso del visitatore, mentre la sabbia, elemento instabile e mutevole, racconta il destino effimero delle cose. Qui la materia si consuma, segno del passaggio del tempo e della natura transitoria di ogni esperienza.
Con Nel mese del vento, l’arte diventa un rituale collettivo di trasformazione. Tra luce e ombra, fragilità e rinnovamento, il pubblico è chiamato a un’esperienza emotiva e sensoriale che lo porterà a riscoprire parti di sé o a intravedere nuovi orizzonti interiori.
